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#2: Desio, frazione di Melito Porto Salvo. Il coraggio di Lucrezia Ricchiuti

Perchè #malabrianza, viaggio nella Brianza della ‘ndrangheta 

#1: Brianza, terra di ‘ndrangheta. La sfida di Salvatore Bellomo

 

immagine comune di desioOggi Villa Tittoni appare imponente e maestosa, proprio come Giuseppe Piermarini l’aveva progettata. Più la guardi e più ti convinci che tanta bellezza, simbolo di eccellenza dell’arte in Brianza, è destinata a rimanere indenne con gli anni. Eppure la nostra visita a Desio parte proprio da qui, da questa villa senza tempo che ha ospitato i malaffari tra mafia e politica. Vittima anche lei della ‘Ndrangheta che opprime e corrompe. È la notte tra il 6 e il 7 novembre del 1993, quando un fumo denso si alza su Desio. Prede fuoco Villa Tittoni. Brucia e con lei ciò che doveva essere eliminato. Carte, documenti che testimoniano, forse, una promessa non mantenuta. L’incendio, infatti, è stato appiccato nel locale dove si riuniva la commissione urbanistica ed edilizia. Tra i tanti interrogativi di quella notte, quello che più sorprende è perché una antica villa abbia ospitato per anni un ufficio comunale. Cosa si nascondeva in quegli ampi saloni? Quali discorsi e affari richiedevano tanta segretezza e tanto spazio? Il Tribunale di Monza, la mattina successiva, ha aperto un’inchiesta, archiviata nel 1996 contro ignoti.

Il tempo, però, ha dato nomi e cognomi. Desio si scopre presto essere una colonia della cosca di Melito Porto Salvo. La famiglia Iamonte e Moscato, le punte di diamante di una Locale che cresce sempre più. Ed ad aiutare questa crescita, non solo ‘ndranghetisti che il guadagno facile ha spinto al nord, ma anche chi a Desio ci è cresciuto fino a diventare primo cittadino. Il binomio mafia-politica a Desio si interrompe con l’Operazione Star Wars nel 2008 e con l’Operazione Infinito due anni dopo. Il 26 novembre del 2010 l’amministrazione comunale guidata da Giampiero Mariani cade. Tra gli indagati, oltre al sindaco, il presidente del Consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere Natale Marrone e l’ex assessore provinciale Rosario Perri.

La senatrice Lucrezia Ricchiuti e il sindaco di Desio Roberto Corti

La senatrice Lucrezia Ricchiuti e il sindaco di Desio Roberto Corti

La seconda tappa di questa nostra visita a Desio non poteva che essere, dunque, il Comune. Una domanda esce veloce dai nostri pensieri. Quali gli elementi che dimostrino la presenza dominante della ‘Ndrangheta nel Consiglio comunale? Non potevamo che rivolgere il nostro interrogativo a Lucrezia Ricchiuti – che Stampo aveva già incontrato anni fa – oggi senatrice e membro della Commissione parlamentare antimafia a Roma, al tempo dell’amministrazione Mariani guida di un’opposizione che aveva già capito tutto. Prima ancora che l’Operazione Infinito del 2010 portasse alla luce il lato oscuro dei lavori in comune. <<Conoscevo tutti i miei colleghi. Molti di loro non erano mafiosi. Avevano accettato i voti della mafia, però. E non è poco. In cambio firmavano progetti, approvavano modifiche oppure provvedevano altri a ripagare il debito. O meglio il favore. Non sono certa che girassero le famose mazzette in comune. Il politico vuole il potere. Rincorre da anni la fascia di primo cittadino e scendere a patti con la mafia è il modo più rapido e sicuro per raggiungere lo scopo. Potere e incoscienza spingono un politico a stringere la mano al mafioso. Ecco ciò che alimenta la corruzione. Nessuno di loro era diventato ricco, ma famoso in paese sì>>. Il coraggio della senatrice traspare ancora oggi dalle sue parole al ricordo di quegli anni. Un coraggio che non passa inosservato tra la cittadinanza. Nelle elezioni comunali del 2011 risulta il consigliere più votato.

<< A Desio era evidente. È stato sufficiente guardare il Piano del Governo del Territorio per capire. Desio era a macchia di leopardo. In una vasta area agricola, c’erano zone dichiarate edificabili. Come è possibile?>>.

La corrente di pensiero antimafioso di Lucrezia Ricchiuti continua ancora oggi a Desio. Il sindaco Roberto Corti parla di ‘Ndrangheta nella sua campagna elettorale. Parla di legalità e di corruzione. Non sono in molti a farlo. <<La mia idea di Comune, oggi, è una casa di vetro ci confida il sindaco – Tutti possono e devono vedere il nostro lavoro. Trasparenza è la parola chiave. E il primo cittadino oggi ha tutti i mezzi e poteri per garantirla>>.

La cava di via Molinara

La cava di via Molinara

Nelle attività illegali nel crimine organizzato a Desio non ci sono solo gli affari corrotti del Comune. Percorrendo le vie del centro, ci arriviamo quasi per istinto in via Molinara. Qui c’è la cava della ‘Ndrangheta. Per questa cava Desio è soprannominata La terra dei fuochi della Brianza. La Gomorra della Lombardia. Gli accumuli di terra ci ricordano che ancora oggi, a qualche metro di profondità, ci sono tonnellate di rifiuti tossici. A seppellirli è stata la cosca Iamonte che, in accordo con il proprietario della cava Domenico Cannarrozzo e i fratelli affiliati Fortunato e Giovanni Stillitano, non solo traevano guadagno dal mercato dello smaltimento dei rifiuti, ma anche da quello del movimento terra. Complice del sistema una diffusa omertà e uno scarso controllo del territorio delle autorità competenti.

Oggi la bonifica non è ancora stata fatta. Si aspettano i fondi promessi dalla Regione. Fondi ricavati, come la legge vuole, dai cittadini. Costretti insieme, dopo, a correre ai ripari. Ma non conviene, invece, insieme, prima, far crescere la curiosità di capire perché una villa antica prenda fuoco e perché dietro casa crescano montagne di terra e rifiuti? Così facendo sarebbero solo i cittadini a guadagnarci. Nessun altro.

Settimana prossima parleremo di: Giussano 

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