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San Fermo della Battaglia: l’abusivismo reso lecito

casa rossa abusiva

Vogliamo raccontarvi una storia che si è svolta a San Fermo della Battaglia, un piccolo centro della provincia Como, località storica del territorio lombardo (proprio qui si combatté una decisiva battaglia tra le truppe garibaldine e gli austriaci). In particolare, questa è una storia che parla della volontà di alcuni di affermare la legalità e della pretesa di impunità di altri. La vicenda, di cui ha scritto anche Nando dalla Chiesa, riguarda Angela Compagnone, ex professoressa di italiano a Como e ora residente proprio a San Fermo della Battaglia.

casa rossaVeniamo ai fatti. La signora Angela, al posto della vista panoramica che poteva ammirare dal balcone della propria abitazione, si è trovata di fronte una “casa” – ribattezzata “la casa rossa” – alta circa 17 metri. Senza nemmeno vederne la facciata ma l’ascensore posto sul retro. 17 metri si diceva, contro i 10,5 m consentiti dal Piano Regolatore. Alcuni di noi, di fronte all’accaduto, si sarebbero indignati, salvo poi abituarsi alla nuova costruzione. Altri, tra i più attivi, sarebbero arrivati fino a protestare dal Sindaco, salvo poi tornare a casa consci del fatto che l’edificio sarebbe rimasto. Forse, per pigrizia o per rassegnazione, ci siamo arresi ad una presunta impossibilità di cambiare le cose che ci porta troppo spesso a dire: “In Italia funziona così” oppure a celebrare come coraggioso o eroico chiunque si impegni perché la legge venga, semplicemente, rispettata. Come la signora Angela. Il nuovo edificio è davanti a casa sua, davanti alla casa che ha comprato con tanti sforzi e nella quale vuole invecchiare. Perché rassegnarsi? Perché subire un illecito? Le sue proteste al Comune sono rimaste inascoltate. Bene, decide di andare per vie legali. A sue spese. Non si barattano i diritti con il portafoglio. Il TAR della Lombardia le dà ragione nel 2010, annullando il permesso di costruire. La “casa rossa”, però, resta lì. Nessuno fa nulla. Il comune e la ditta di costruzioni adiscono, contro la sentenza del TAR, il Consiglio di Stato, che nel marzo 2014 sentenzia che la “casa rossa” è abusiva. “Bene! È fatta.” Facile a pensarsi, un po’ meno a realizzarsi. Sì, perché la “casa” è ancora lì. Quasi due anni dopo. Non si sa bene chi deve fare applicare la sentenza. E il Comune, intanto “fa spallucce” e fa ricorso.Cosa dice il Sindaco Maurizio Falsone sulla vicenda? Lo abbiamo incontrato. Appena seduti, mette subito in chiaro: «Non mi può registrare altrimenti dovrebbe esserci il mio avvocato. Quello della casa rossa non è un problema politico, ma un problema tecnico». Tecnicismi nei quali dice di non voler entrare, dato che è ingegnere elettrotecnico, e per i quali non si sentirebbe competente. Come anche per gli aspetti legali della vicenda. Dalle risposte verrebbe da chiedersi su che cosa dovrebbe vertere l’intervista. Facendo un disegno, il Sindaco spiega che sarebbe dovuta essere inserita nel PGT del Comune una norma che stabilisce un «piano convenzionale per le colline, e non il normale piano della strada», per misurare l’altezza di una casa. Ammette che è stato un errore dell’ufficio tecnico e una “disattenzione” degli amministratori politici che non hanno controllato. Anche il vice Sindaco Pierluigi Mascetti (già Sindaco di San Fermo dal 2001 ed evidentemente molto amato dai cittadini, visto che nell’ultima elezione ha ricevuto addirittura 242 voti personali) sostiene sostanzialmente la stessa versione del Sindaco Falsone. Afferma che chi ha scritto il Piano Regolatore «era originario di Pavia, o di quelle zone lì, proprio per evitare interessi strani» e che dunque ha utilizzato le norme standard per la “creazione” del Piano, senza modificarle in base alla situazione collinare di San Fermo: «Quindi evidentemente ha trascritto non in maniera precisa il discorso del piano». Dichiara inoltre che “il concetto” è proprio sbagliato, perché se si seguisse il piano della strada, allora «la casa è abusiva, ma non solo quella, ma anche una cinquantina di case lì sopra. Non solo, secondo questo concetto, le case che sono sotto la strada avrebbero il diritto di raddoppiare la propria casa». Tra i motivi del ricorso del Comune contro la sentenza del TAR, racconta, vi è anche l’evitare “danni successivi”. Questo perché, se la casa venisse demolita, sarebbe il Comune stesso a dover pagare, visto che è stata l’Amministrazione a dare il permesso di costruire la “casa rossa”. «Il costruttore ha i suoi diritti. Nel senso che (dopo aver perso al Consiglio di Stato, n.d.a.) ha la possibilità di chiedere la sanatoria, e l’ha richiesta. Perché noi vogliamo andare avanti con la Cassazione, ma lui dice “io voglio chiudere la storia, perché mi interessa finire l’operazione”. Nella sanatoria si deve quantificare la volumetria della superficie eccedente e sanzionare quella. Lui (si riferisce al quarto tecnico che ha ispezionato la casa, n.d.a.) non ha trovato un metro eccedente, per cui ha emesso il provvedimento senza nessuna sanzione».

È ovvio pensare che, di fronte ad una vicenda che ha suscitato un grande clamore, anche le minoranze consiliari si siano mosse quantomeno per far luce sull’accaduto. Essendo stata la signora Angela iscritta al Partito Democratico per lungo tempo, ci si immagina che sia stata questa minoranza la più attiva su questo fronte. «Questa telefonata deve rimanere tra di noi». Ecco come chiude l’intervista telefonica una esponente di “San Fermo Democratica”. Una telefonata in cui non viene detto nulla di rilevante, salvo che è stata fatta un’interrogazione consiliare al Sindaco, ma che il “gruppo” non si può schierare visto che è una vicenda che ha risvolti legali. Un’interrogazione che l’esponente invita a cercare per proprio conto. Una domanda sorge spontanea però: se non si schiera un gruppo di opposizione, tra l’altro per tutelare una (ormai ex) iscritta, chi lo deve fare? Non è forse il ruolo dell’opposizione quello di “opporsi” al Sindaco? Tra l’altro a breve ci saranno le elezioni del nuovo segretario provinciale del PD: tra i nomi “in lizza” c’è anche quello di Riccardo Gagliardi, ex consigliere proprio a San Fermo. Egli, nel suo programma elettorale, scrive che bisogna «capire le ragioni dell’abbandono degli ex iscritti, parlarci.» Chi meglio della signora Angela rientra in questo programma? Per fortuna però che la legalità non ha un colore politico. Sono Andrea Signorelli, capogruppo “Lega Nord” e Massimo Omar Butti, capogruppo “Prospettiva San Fermo”, a “metterci la faccia”, senza nascondersi. Ad agosto hanno chiesto, a seguito di un volantino ricevuto dalla signora Angela, una verifica degli atti del Comune, per controllare se ci sono stati eventuali illeciti. Vorrebbero che « il Sindaco verifichi la legittimità dell’atto e, se fosse illegittimo, che venga annullato e si proceda nei confronti dei responsabili. In caso contrario, che si proceda contro chi “infanga” il Comune. Nulla di particolarmente complesso o eclatante, semplicemente la ricerca di chiarezza e, nel caso il Comune avesse ragione, di auto-tutelarsi. Sì, perché finora le cause sono sempre state vinte dalla signora Angela, e le spese processuali sono a carico del Comune, e dunque dei contribuenti di San Fermo. La risposta del Sindaco Falsone, giunta ad ottobre, è quantomeno sintetica: verranno presi i provvedimenti necessari una volta che la Magistratura si sarà pronunciata su tutta questa vicenda.

Ma questa storia non si esaurisce nel merito “tecnico”. Purtroppo si entra anche nell’ambito penale. Perché, come ha raccontato lo stesso dalla Chiesa, la signora Angela ha denunciato di essere stata colpita dal Sindaco e dal vice Sindaco. Entrambi negano fortemente l’accaduto, col primo che spiega che non si sarebbero mai permessi di mettere le mani addosso ad un’anziana signora. È stata la signora, invece, a scagliarsi contro la porta del Comune per rientrare nella Sala Consiliare chiusa. Mascetti chiarisce che lui voleva chiudere la Sala Consiliare rimasta vuota, ma che lei avesse lasciato dentro la borsa: una volta entrato per recuperarla, avrebbe udito le urla del Sindaco in seguito ad un “morso” ricevuto dalla signora che si sarebbe “scagliata” contro di lui. Ma su questa vicenda del “morso” il giudice ha archiviato la querela del Sindaco, successiva a quella della signora Compagnone.

L’atto di denuncia presentato dalla stessa a settembre, però, racconta un’altra storia. Vedendo che la signora aveva “occupato” la Sala Consiliare vuota (a causa di una cerimonia in corso in un altro edificio), il vice Sindaco Pierluigi Mascetti, come si legge dall’atto stesso, «la investiva con l’epiteto di “stronza” e le ingiungeva di non rompere il cazzo con volantini, perché la legge a San Fermo la facevano loro». A questo punto il vice Sindaco avrebbe afferrato la signora per trascinarla fuori dalla Sala e avrebbe colpito la signora sulla gamba con il battente della porta. Inoltre, «il Sindaco metteva la mano sulla bocca della Esponente, per zittirla e proferiva nei suoi confronti i seguenti epiteti: brutta vecchiaccia mi hai rotto i coglioni; se non fossi una vecchia ti romperei la faccia». Dopo questa situazione, è arrivata l’ambulanza presso il Municipio proprio per la signora. Al Pronto Soccorso venivano rilevati un “ematoma dorsale mano destra con limitazione antalgica alla dorsi flessione del polso e spalla destra” ed infine dolori alla caviglia. Le vicende giudiziarie proseguono, per cui bisogna aspettare che la Magistratura compia i relativi accertamenti. Ma ci si può porre una domanda: fa più rumore la voce di una cittadina che chiede legalità, o il silenzio delle Istituzioni?

Purtroppo non è stato possibile intervistare nessuno degli inquilini della “casa rossa” nonostante le richieste. In questa vicenda, però, è importante ricordarsi anche che vi sono diverse famiglie che vivono in quella casa, e che hanno pagato per risiedere lì.

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