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Passaggio a Nord

Per gentile concessione della casa editrice EGA, pubblichiamo la prefazione di Nando dalla Chiesa al libro “Passaggio a Nord”, da lui scritto e curato. Il libro, edito dalle Edizioni Gruppo Abele, è da oggi in tutte le librerie e disponibile sul sito della casa editrice

Passaggio-a-Nord-COVER-def-400x600La mafia fa parte integrante della storia d’Italia. Vi ha messo lunghe e larghe radici. Ma la storia lontana e recente d’Italia viene scritta ignorando la sua esistenza. Come se la mafia non l’avesse attraversata dalla nascita del Regno unitario fino a oggi. La Grande Rimozione di cui si parlerà in questo libro incomincia qui. Dai libri di storia. Ci sono state commissioni parlamentari antimafia sin dagli anni Settanta dell’Ottocento, ci sono stati rapporti e processi, fatti politici pesanti come macigni, denunce drammatiche, talora anche disperate, di uomini politici di primo piano, da Napoleone Colajanni a Gaetano Salvemini, da Girolamo Li Causi a Pio La Torre. Sottosviluppo civile e arretratezze esemplari, picchi di sindacalisti e magistrati uccisi e sconosciuti al mondo occidentale, compromissioni di parlamenti e complicità acclarate di capi del governo, poteri occulti e soldi sporchi che hanno cambiato la geografia del potere economico nazionale, nella lotta alla mafia sono caduti molti tra gli uomini migliori dello Stato. Ma la storia d’Italia è senza mafia. I manuali scolastici più impegnati dedicano qualche cenno alla strage di Portella della Ginestra; precisano in una riga, dopo avere parlato del terrorismo degli anni Settanta, che il generale dei carabinieri che lo sconfisse sarebbe stato poi ucciso dalla mafia nel 1982 come prefetto di Palermo; riservano cinque righe alle stragi del 1992 e ai giudici-dioscuri Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Per il resto è rimozione. La storia può annoverare guerre e mattatoi senza essere pessimista, senza gettare ombre sul Paese che le fa. Ma diventa inutilmente pessimista e antipatriottica se parla di mafia. Allora scatta l’autocensura: vince il timore di raccontare un Paese attraversato da una storia sotterranea (ma in realtà niente affatto sotterranea) o che non ha saputo essere portatore di civiltà e progresso. Perché mai offrire una storia oscura di se stessi quando tante sono le conquiste civili e sociali da vantare?
Ebbene, questa rimozione vale esponenzialmente per il Nord, dove le organizzazioni mafiose stanno attivamente partecipando alla costruzione della storia presente, dopo averne gettato la loro parte di fondamenta nei decenni passati. Mafia, camorra e soprattutto ’ndrangheta muovono e condizionano oggi la storia civile e culturale, economica e amministrativa, politica e urbanistica, delle regioni settentrionali. Al Nord stanno anzi provando a verificare la loro capacità di produrre storia in tutto il Paese dopo averla già prodotta per tutto il Paese. Già la Regione più importante, la Lombardia, ha visto franare la sua amministrazione, andando a nuove elezioni, per vicende di mafia. Già nei partiti politici figurano e crescono a ogni livello esponenti in rapporti elettorali con i clan. Già amministrazioni comunali (sempre meno di quanto accadrebbe, a parità di condizioni, al Sud) vengono sciolte per mafia. Già settori economici rilevanti sono presidiati dalle imprese mafiose e dai clan retrostanti.

Il Nord è oggi lo snodo, il passaggio cruciale. Qui si sta decidendo il ruolo spettante alla mafia nella storia nazionale futura. Qui si sta decidendo la natura del Paese, la sua identità di domani. E questo avviene in un vuoto di consapevolezza civile e istituzionale impressionante. Un vuoto che investe tutt’intorno anche il Nord europeo, persuaso, sia nei suoi singoli Stati (Germania in testa) sia nelle istituzioni comunitarie, che la mafia rappresenti cosa lontana e italiana, e ignaro che proprio perciò è candidato ideale a trasformarsi in preda eccellente del metodo mafioso.
Il libro intende spiegare la storia passata e delineare la storia presente delle mafie nel Nord Italia così come risulta dai fatti e dagli studi e non dall’auto-immaginazione della classe colta o delle classi popolari. Vuole mettere in luce i fattori che hanno aiutato decisivamente questa storia a crescere. Lo fa cercando di indicare il più possibile il cuore delle questioni e dei problemi7 . Nella convinzione che solo così si possano allestire strategie di contrasto adeguate. Purché si capisca che i tempi sociali, culturali e istituzionali sono intollerabilmente lenti rispetto alla velocità con cui le mafie capiscono, decidono, conquistano, e avanzano. E che se già è difficile contrastare la violenza organizzata, ancora più difficile è farlo quando essa porta, come dono avvelenato, soldi e voti. Allora, una società disposta a perdonarsi le sue “comprensibili” lentezze e le sue “umane” debolezze, è semplicemente destinata alla sconfitta.

Il libro è il punto di arrivo di un lungo percorso di studio e di impegno civile dell’autore, di cui viene dato conto nel primo capitolo per rendere più chiaro e comprensibile il bagaglio di categorie interpretative che lo animano. In particolare esso si avvale dei risultati di circa due anni di ricerca condotti dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata (Cross) dell’Università degli Studi di Milano per la Presidenza della Commissione parlamentare antimafia. Anni di lavoro intenso che hanno portato alla stesura di quattro rapporti sulle regioni settentrionali. Non si è trattato, non si tratta, di uno studio e neanche di un impegno individuale. Perciò, il libro si chiude con tre contributi o focus scritti da tre giovanissimi allievi (Ilaria Meli, Federica Cabras, Roberto Nicolini) che condividono con il sottoscritto l’attività di ricerca e che ben rappresentano la nuova generazione di studiosi del fenomeno mafioso che sta fortunatamente emergendo da alcune università. Distribuzione geografica dei clan calabresi nelle regioni settentrionali, assalto alla sanità (massima voce di spesa di ogni regione), sviluppo delle mafie straniere come elemento in grado di modificare lo scenario criminale, costituiscono tre approfondimenti utili a gettare ulteriore luce sui tratti di questo Passaggio a Nord. A essi fa seguito una breve ma densa bibliografia ragionata del fenomeno mafioso al Nord, curata da Martina Bedetti.

Il testo è composto da tre parti.
– La prima (capitoli I e II) serve a gettare le fondamenta della discussione. Esplicita i concetti e le prospettive teoriche che ho progressivamente elaborato e adottato nel mio impegno di studio e ricerca sul fenomeno mafioso e che dunque animano l’impianto del libro. E indica i (molti) pregiudizi, grandi e piccoli, che impediscono o appannano la comprensione dei fatti.
– La seconda (capitoli III, IV, V e VI) cerca di mettere a fuoco la vera identità della mafia al Nord rispondendo ad alcune fondamentali domande: le tappe della sua evoluzione storica, ovvero quando; i gradi e le forme della sua diffusione territoriale, ovvero quanto e dove; le sue attività economiche legali e illegali, ovvero che cosa; la sua strategia di sviluppo, ovvero come.
– La terza (capitoli VII, VIII e IX) richiama direttamente le responsabilità dello Stato, della politica e della società civile. È il momento del perché, al di là delle intenzioni soggettive e della strategia delle organizzazioni mafiose. È, in successione, il momento delle tre grandi cause: la rimozione, la corruzione, il capitale sociale. Il capitolo conclusivo, portando a sintesi lo svolgimento del libro, propone un cambiamento di prospettiva – teorica e pratica – per contrastare il Passaggio a Nord.

Come quasi ogni testo sulla mafia, anche questo è stato scritto con l’obiettivo di contribuire agli esiti del conflitto civile che vede contrapporsi Stato di diritto e poteri criminali. È una speranza che si rinnova. A volte con il conforto dei fatti. A volte a dispetto dei fatti. Ma sempre nella convinzione che la conoscenza sia la materia prima per costruire un futuro diverso.

Milano, gennaio 2016

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