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Le Università contro le mafie

Il Rettore dell’Università degli Studi di Milano Gianluca Vago ha aperto l’incontro “Le Università contro le mafie” lunedì 18 aprile, indicando da subito l’importante compito delle Università nel studiare il fenomeno mafioso. Un percorso che da tempo si è delineato nell’Università di Milano, con iniziative come questa, che “dicono molto dell’essere una Università”.

leuniversitàcontrolemafieL’incontro, promosso dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dalla Conferenza dei Rettori Italiani (CRUI) e dall’Università Statale di Milano, ha visto come protagonisti Nando dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università Statale di Milano, Alberto Vannucci, docente di Scienza Poltica ed Etica e Comunicazione pubblica all’Università di Pisa, e Isaia Sales, docente di Storia delle mafie all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, insieme a Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e Gaetano Manfredi, Presidente della CRUI.

Gaetano Manfredi, Presidente della Conferenza dei Rettori Italiani, ha posto in evidenza il valore della formazione e del trasferimento culturale rivolto agli studenti, così come l’importanza dell’apertura dell’Accademia verso la società, come agente di trasformazione sociale con il ruolo di diffondere le competenze, per arrivare alla costruzione di una coscienza civile sul tema della criminalità organizzata di stampo mafioso in Italia.

Ad aprire il dibattito sui percorsi accademici nell’ambito dello studio delle mafie è stato Nando dalla Chiesa, docente all’Università degli Studi di Milano, che ha messo in luce il ruolo fondamentale dell’Università nel contrasto al crimine organizzato. Investire sulla ricerca, sugli studenti che producono conoscenza è il punto cardine su cui si muove il percorso iniziato a Milano nel 2009, con la nascita del corso di Sociologia della Criminalità Organizzata. Tra il 2010 e il 2011 si aggiungono altri progetti: il “Laboratorio di Giornalismo Antimafioso”, la Collaborazione sperimentale con Naba, la “Meglio Gioventù”, serata che riunisce le migliori tesi di laurea sul fenomeno mafioso presentate alla cittadinanza e alle Istituzioni, e la Summer School on Organized Crime, giunta alla quinta edizione, che ha affrontato temi importanti come “L’impresa mafiosa”, “La tassa mafiosa”, “Talenti antimafiosi”, “Le Ecomafie” e l’ultima edizione su “Mafia e Sanità”.

Tra il 2012 e il 2013 nascono, sempre nell’Università degli Studi di Milano, il corso di Perfezionamento post-laurea in “Scenari internazionali della criminalità organizzata”, il corso di “Sociologia della Criminalità organizzata progredito”, rivolto all’approfondimento dello studio della metodologia della ricerca, “L’Università Itinerante”, un nuovo metodo di insegnamento che ha portato gli studenti a studiare sul campo il fenomeno mafioso, dalla prima edizione sull’isola dell’Asinara, a Torino, Genova, Cinisi, Casal di Principe e per ultima Ostia. Inizia la collaborazione con il Piccolo Teatro, producendo insieme agli studenti spettacoli sul tema della criminalità organizzata. Viene inaugurato, sempre nel 2013, l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, centro di alta formazione e ricerca sul tema della criminalità organizzata di stampo mafioso.

moltiplicatoreTra il 2014 e il 2016 infine nascono il “Seminario sulla comunicazione per imprese sorte su beni confiscati”, il nuovo corso di “Sociologia e metodi dell’educazione alla legalità”, un punto di partenza fondamentale per il contrasto alle mafie, la “Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata, prima rivista italiana ad occuparsi di questi temi, e infine il corso di “Organizzazioni criminali globali”, con una prospettiva più internazionale del fenomeno.
Le diverse attività nate in questi anni mostrano un percorso virtuoso che sta modificando lo scenario accademico sullo studio del fenomeno mafioso, portando la ricerca ad un alto livello di formazione. La creazione di una comunità scientifica, mostrata attraverso “Il moltiplicatore pedagogico”.

Ad intervenire successivamente è stato Alberto Vannucci, docente all’Università di Pisa, che ha evidenziato un interesse crescente per la formazione contro la mafia e la corruzione. Quattro le esperienze presentate:

  • Il Master in “Anticorruzione” all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.
  • Il Master in “Politiche di contrasto della corruzione e della criminalità organizzata (MACOR)” organizzato congiuntamente dalla LUISS School of Government, dalla LUISS School of Law, dal Dipartimento per le Politiche del Personale dell’Amministrazione Civile e per le Risorse Strumentali e Finanziarie del Ministero dell’Interno, e dall’Albo Nazionale dei Segretari Comunali e Provinciali – Dipartimento  per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno.
  • Il Master in “Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie. Pio La Torre” all’Università di Bologna.
  • Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” all’Università di Pisa.

Quattro anche le parole chiave usate per spiegare quello che secondo Vannucci dovrebbe essere l’approccio al tema da parte dell’Università: Apertura, verso la società civile come sapere pratico esperienziale. Multi/interdisciplinarità nell’approccio al tema. Restituzione, un lavoro che deve ritornare alla società e alle istituzioni, come utile chiave interpretativa. Corresponsabilità, come responsabilità condivisa fra chi lavora per il contrasto al crimine, con uno spirito di collaborazione teso alla costruzione di un capitale sociale antimafioso. Citando Gesualdo Bufalino conclude dicendo che «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari», ma anche da un esercito di ricercatori, professori, studenti, da una comunità epistemica.

Espone poi Isaia Sales, docente all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, indicando nella ricostruzione storica uno dei problemi del sapere accademico. Una chiusura dell’Università verso i temi che si vivono nel territorio, soprattutto per una sottovalutazione del fenomeno. «Si riteneva che fossero residui della storia, ma i residui della storia hanno fatto la storia e gli storici non se ne sono accorti, sono mancati all’appuntamento». Ritorna l’importanza della interdisciplinarità e dello studio approfondito della storia d’Italia e dei suoi territori.

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A chiudere l’incontro, dopo alcuni interventi di componenti della Commissione Parlamentare Antimafia, è stata Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, che ha posto l’accento sulla mancanza di consapevolezza del fenomeno nei cittadini, motivo per cui non si è ancora riusciti a sconfiggere la mafia. Torna importante anche una riflessione politica sulle leggi che vengono prodotte, se queste siano ostacolo o aiuto per le mafie. Così come è difficile fare antimafia in ambito accademico, così emerge anche una difficoltà in ambito politico.

Una iniziativa, quella proposta, che ha mostrato un percorso accademico che sempre di più si pone come punto di riferimento per il sapere e per il contrasto al crimine organizzato, in grado di formare studenti ma soprattutto cittadini, con conoscenze e anticorpi utili a contrastare il fenomeno mafioso.

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