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Il mare deve essere di tutti. Anche a Ostia

Amerigo Vespucci. Così si chiama il lungomare di Ostia, il lido dei romani. L’esploratore dei due mondi e il navigatore degli oceani ha dato il nome al “lungomuro” che nasconde le onde del mare. Provate per un istante ad immaginare più di dieci chilometri rettilinei: da un lato potete trovare hotel, pub, ristoranti, le case che assumono lo stesso colore degli stabilimenti balneari e una pineta che riesce a farvi assaporare il sapore della natura; dall’altro un muro, a volte alto, a volte più basso, ma quanto basta per impedire ai vostri occhi di scrutare l’orizzonte infinito, che solo il mare riesce a consegnarti. Ecco, questa è Ostia Lido. Un patrimonio di bellezza e colori intensi abbattuto dal cemento illegale di chi vuole lucrare sul bene comune. A Ostia, se vuoi prendere il sole e fare il bagno in estate, devi pagare. Una sorta di legge non scritta vigente da tanti anni, che permette a chi gestisce le spiagge di creare tornelli di ingresso, biglietterie, piccoli edifici abusivi. Più di dieci chilometri di suolo pubblico privatizzato. Il litorale della capitale d’Italia che impone un prezzo a chi vuole soltanto vedere il mare.

La legalità ha un costo. Sicuramente non coincide con le mazzette, il riciclaggio e il malaffare che ha governato Ostia, almeno fino al 29 aprile 2015, giorno delle dimissioni del presidente del X Municipio Andrea Tassone, sottoposto agli arresti domiciliari per i fatti relativi all’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’ di Mafia Capitale. Si scoprì dunque che a Ostia c’era la mafia. Precisamente, sono presenti tre clan criminali: il clan Fasciani, dominante; il clan Spada (ramo della famiglia Casamonica, quella dei funerali con carrozze e cavalli al seguito); e il clan Triassi, marginale nelle logiche di potere ostiense, tuttavia legato alla famiglia di Cosa Nostra dei Cuntrera-Caruana di Siculiana, in provincia di Agrigento. Ma proprio nel buio più profondo, nel clima costante di paura e intimidazione, ecco lo spiraglio di luce. Quella forza potenzialmente capace di abbattere i muri. Esistono duemila metri quadrati di spiaggia libera, senza tornelli, senza “proprietario”. Un vuoto, da riempire. Legalmente.

Il Comune di Roma indice un bando di gara per la gestione della spiaggia, a cui partecipano, insieme, l’associazione Libera e l’associazione sportiva Uisp. E vincono. Nel litorale ostiense si apre uno squarcio legalitario dirompente, che offre la possibilità ai romani di usufruire di un servizio gratuitamente. Offre la normalità, che a Ostia non è garantita da nessun altro. Si scoprono fontanelle di acqua potabile interrate per obbligare i clienti a pagare un bene primario. Si scoprono irregolarità, diffuse in tutto il lido, che è necessario eleminare per poter avviare la gestione e inaugurare finalmente uno spazio libero a tutti. Il “giorno della liberazione” coincide con le dimissioni di Tassone, il 29 aprile 2015. Davanti agli occhi increduli dell’ormai ex Assessore alla legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella (da quel giorno nominato anche commissario del X Municipio), viene inaugurata la Spqr “spiaggia libera attrezzata nella legalità e nel rispetto dell’ambiente”, separata da muri e recinzioni con filo spinato dagli stabilimenti balneari confinanti ai lati; muri eretti da questi ultimi come sfregio verso chi decide di schierarsi e scegliere da che parte stare.  L’ennesimo scempio abusivo che inquina la bellezza del rettangolo dorato di sabbia fina.

In un anno di lavoro del Commissario Sabella viene ripristinata molto parzialmente la costa romana, sovraccarica di abusivismo e illegalità. In un anno di gestione della spiaggia Spqr viene battuto forse il numero più alto di scontrini fiscali nella storia di questa località balneare. In un anno di gestione emerge un numero rilevante di lavoratori con contratto regolare, rarità assoluta nel litorale ostiense. In un anno di gestione viene ridotta a zero la barriera di accesso al mare, costante in tutti gli altri stabilimenti. Tutto in un anno. Soltanto in un anno. Perché non ce ne saranno altri. Infatti, pochi giorni fa, con una lettera inviata al commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, al prefetto Domenico Vulpiani (commissario a Ostia) e al direttore del Municipio Cinzia Esposito, le associazioni Libera e Uisp hanno riconsegnato un anno prima della scadenza la spiaggia che le era stata assegnata con un bando pubblico lo scorso anno. Il 31 marzo 2016 è venuta alla luce una determina del 2010, in cui si chiedeva al concessionario di quella spiaggia, Roberto Bocchini, di abbattere il chiosco abusivo da loro costruito. Determina firmata a suo tempo dal direttore dell’ufficio tecnico, oggi in carcere per corruzione, ma di cui non esiste traccia nel bando pubblico che ha assegnato la spiaggia libera a Uisp, Libera e Le Grand Coureur. Addirittura, in data 18 marzo 2015, con lettera protocollata, il X Municipio aveva comunicato che la struttura era parte integrante della spiaggia, al fine di una migliore erogazione dei servizi.

“A un anno dall’inaugurazione della Spiaggia Libera Spqr si riscrive un altro capitolo oscuro in un luogo dove il mare è diventato troppe volte oggetto di illegalità, abusi e irregolarità diffuse, quando non addirittura luogo privilegiato per il riciclaggio di denaro dei clan”, così il referente di Libera Roma Marco Genovese in conferenza stampa. Sono proprio alcuni fatti misteriosi che contribuiscono a rendere ancora più torbida questa vicenda. Questa gestione veramente Libera è stata sin da subito ostacolata da alcuni esponenti grillini, come Davide Barillari e Paolo Ferrara. Attacchi mediatici, pressioni costanti. Volontà di isolare quella spiaggia, simbolo della legalità nel mare dell’illegalità. Infine questa determina, che per caso ricompare dopo sei anni, a ridosso della nuova stagione estiva ormai alle porte. Chi esce, ancora una volta, con il viso pulito, sono proprio le associazioni che hanno gestito la spiaggia fino a oggi, nel rispetto delle regole e con la chiara volontà e determinazione di rendere aperto a tutti uno spazio pubblico.

Dovrebbe essere la spiaggia di tutti. Dovrebbe essere la “nostra” spiaggia. A prescindere dalle latitudini e dalle distanze geografiche di ognuno. Un bene da proteggere in nome della legalità, quella parola che a volte viene utilizzata per sciacquarsi la bocca e pulirsi la coscienza. E noi, che lottiamo ogni giorno per l’affermazione di questi valori civici, ci siamo stancati di osservare inermi il lento oblio a cui queste vicende sono destinate. Alziamo la voce. Cerchiamo di darne sempre visibilità. Facciamo noi pressione verso chi di dovere. Non lasciamo che altri costruiscano nuovi muri. Magari più alti, come osserviamo in questi giorni in altre zone d’Europa. i muri dividono. Ostacolano. Seminano odio e paure. Cancelliamo le barriere. Il mare è di tutti, senza prezzo. Senza biglietti d’entrata. Senza tornelli d’ingresso. Il “noi” deve gridare forte e chiaro che è vicino e solidale alla spiaggia Libera Spqr, baluardo civico nel litorale ostiense. Accendiamo la luce, teniamo vivo il varco di speranza che loro hanno spalancato. Altrimenti sarà troppo tardi. E noi non ce lo possiamo permettere. Di perdere un’altra volta.

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