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Cento passi ancora

Fu brutale pestaggio in un casolare
nella casa dell’ape e del suo alveare.
Sui sassi rosso sangue i tuoi capelli,
tritolo! Carne umana a brandelli.

Ma chi si scorda di quel ragazzo orgoglioso?!
Morto ribelle giornalista partigiano,
ma nato da padre e codice mafioso.

Cineforum e occupazioni del suolo,
compagno rivoluzionario ma non bombarolo.
Terrasini una radio tocca con mano,
Cinisi ascolta e trema Don Tano.

Il potere scricchiola e soffia leggero,
la parola inonda con eco la via
Don Tano ferito indica un cero
mafioso prigioniero di graffiante allegoria.

Nove Maggio Settantotto, pura follia,
il pugno di Giovanni per un sogno Vitale,
Mamma Felicia lotta sulla sedia dello stivale
la cultura vince la mafia, e non l’arsenale.

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