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Processo Caccia bis: la parola ai primi testimoni della parte civile

di Alessandra Venezia

Tra testimoni irrintracciabili o poco collaborativi e scandali calcistici ha inizio l’ottava udienza.

29 marzo 2017. Alle 9.30 ha inizio, presso la Corte d’Assise del Tribunale di Milano, l’ottava udienza del processo Caccia bis. Nella precedente udienza si sono concluse, con i catanesi, le testimonianze richieste dal pm Tatangelo, ad eccezione di pochi altri testimoni fino ad ora considerati irraggiungibili e rimandati alle prossime udienze (è il caso di Muzio, Scordino e Angeli). È ora il turno dei testimoni richiesti dalla parte civile rappresentata dall’avv. Fabio Repici, che verranno sentiti anche nel corso delle udienze del 30 e 31 marzo. Si incomincia con Massimiliano Ungaro, Demetrio Latella e Maria Belfiore (quest’ultima, sorella del più noto boss Domenico, non è presente in aula e neppure in videoconferenza perché a quanto pare non è stato possibile rintracciarla).

Torino, 27 giugno 1983. Nella foto il luogo dove e’ avvenuto l’omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia, in via Sommacampagna. ARCHIVIO ANSA – RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/ANSA/OLDPIX

Il primo testimone è Massimiliano Ungaro, torinese affiliato al clan di ‘ndrangheta dei fratelli Adolfo e Cosimo Crea, arrestato nel gennaio 2016 e divenuto poi collaboratore di giustizia. In videoconferenza da una località riservata, avendo un difensore d’ufficio può avvalersi della facoltà di non rispondere, ma decide di non farlo e, con un accento tipicamente nordico, Ungaro si dimostra disponibile e collaborativo. Racconta innanzitutto la sua storia criminale, affermando di essere stato affiliato alla ‘ndrangheta dal 2014 al 2015 e di essere stato particolarmente vicino alla famiglia Crea. Sollecitato dall’avvocato Repici dichiara poi che Cosimo Crea “si occupò del bagarinaggio dei biglietti della finale di Champions del 2015, Juve-Barcellona, e con i soldi illeciti ricavati diede anche una parte a Placido Barresi (cognato del mandante dell’omicidio Caccia, Domenico Belfiore nda) in quanto, secondo Crea, era una brava persona e ne aveva passate tante”. Continua poi ricostruendo la sua affiliazione alla ‘ndrangheta, avvenuta tramite un giuramento, e negando di aver conosciuto Rocco Schirripa, Domenico, Giuseppe e Salvatore Belfiore. Conclude sottolineando di essere stato incensurato fino a un anno fa: “Mai avuto problemi con la giustizia prima”.

Il secondo e ultimo testimone della giornata è Demetrio Latella, già indagato per sequestro di persona e omicidio nel 2007, attualmente citato in giudizio in qualità di testimone assistito e quindi accompagnato da un legale di fiducia. Proprio questa condizione del teste è oggetto di discussione fra l’avv. Repici, il pm e la difesa dell’imputato. Infatti mentre l’avv. Repici sostiene l’impossibilità di attribuire a Latella la facoltà di non rispondere in quanto ancora indagato nell’omicidio Caccia, seppur non imputato, il pm e la difesa di Schirripa ritengono invece che il testimone abbia il diritto di non rispondere perché si trova in una posizione non chiara nel processo. Dopo essersi ritirata in Camera di consiglio la Corte delibera a favore della facoltà di non rispondere, decisione che viene presa alla lettera da Latella. Il suo silenzio pone fine all’udienza.

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