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I giovani e le Università milanesi pronti a mettersi in gioco per l’imprenditoria antimafia

di Patricia Chetingber

Il 23 giugno saranno presentati i risultati del primo laboratorio universitario sul riuso dei beni confiscati alle mafie

Cosa sta accadendo nel mondo accademico milanese? Venerdì 23 giugno a Milano alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali circa quaranta tra studenti e studentesse presenteranno i progetti imprenditoriali da loro sviluppati per la gestione di 4 beni confiscati individuati in altrettanti comuni della città metropolitana: Buccinasco, Cornaredo, Rozzano e Gaggiano.

Le proposte sono frutto del primo laboratorio multidisciplinare coordinato dal prof. Mario Benassi del corso di Laurea di Management dell’innovazione e imprenditorialità del Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi della Statale di Milano. Il laboratorio è stato strutturato in cinque appuntamenti teorici e diversi incontri d’accompagnamento con professori, come Nando dalla Chiesa (ordinario di sociologia della criminalità organizzata nella stessa facoltà) e Chiara Bertolesi, esperta di gestione d’investimenti per Eurizon Capital SGR, volti alla realizzazione di un business plan. Grazie alla composizione multidisciplinare del laboratorio si sono raccolte le diverse competenze necessarie all’elaborazione di un progetto concreto, sostenibile e realizzabile. Ogni gruppo di lavoro costituito è composto da dieci persone, fra studenti di economia, cooperazione internazionale, management dell’innovazione e imprenditorialità, architetti e designer di prodotto, ognuno dei quali ha apportato il proprio specifico contributo per dare il massimo valore al lavoro finale.

Abbiamo incontrato alcuni partecipanti provenienti dall’Università degli Studi e dal Politecnico di Milano per farci raccontare la loro esperienza. Gli abbiamo chiesto perché abbiano scelto di partecipare a un’iniziativa che si occupa di beni confiscati alla mafia.

 Giorgia Giacomelli, studentessa del corso di laurea di Management dell’innovazione e imprenditorialità, si dice “molto interessata alle dinamiche imprenditoriali e mi piacerebbe un giorno poter avviare un mio progetto; inoltre credo fermamente che la mafia e la corruzione debbano essere estirpate dal nostro Paese”. Silvia Maiorana, laurea in Economia Europea, invece vuole “apprendere di più su questo argomento molto delicato. Lo trovo molto motivante ed effettivamente realizzabile.” Sara Labzim, laureanda in Commercio Internazionale e studentessa di Cooperazione Internazionale e processi sociali transnazionali argomenta così:“Essendo originaria dell’ America Latina dove la corruzione e l’individualismo esasperato sono alla base dei suoi problemi di povertà ed esclusione sociale, sono molto interessata ad approfondire tutte quelle metodologie che rafforzino la giustizia, la trasparenza e la legalità, nella speranza di poter esportare queste buone pratiche nel mio continente”. Silvia Meregallia e Mattia Messali, studenti di Design del Prodotto Industriale al Politecnico hanno dichiarato di essere “alla ricerca di nuove esperienze per poter mettere a fuoco le nostre competenze e abbiamo trovato questo laboratorio molto innovativo e valido per ciò che desideravamo realizzare”. Infine Francesco Piccione, laurea in Economia e gestione d’impresa e studente di Management dell’innovazione e imprenditorialità era desderoso di “sperimentare le mie conoscenze, lavorare in team con i miei colleghi e dare un contributo alla comunità di Buccinasco, Comune in cui si trova il bene che hanno assegnato al mio gruppo”.

Così nasce, per esempio, il progetto della Villa di via Odessa a Buccinasco; nella cosiddetta “Platì del Nord” una iniziativa di riutilizzo di un bene confiscato alla famiglia Sergi avrebbe un forte impatto e un grande valore simbolico. La proposta prevede la realizzazione di uno spazio dedicato all’aggregazione sociale, al benessere delle persone e alla salute. Il bene che potrebbe venir intitolato ad Alessandra Sgarella, Cesare Casella oppure Augusto Rancilio, vittime simbolo della stagione dei sequestri di ‘ndrangheta nel Sud-Ovest milanese.

Anche il professor Benassi con una lunga carriera sia come docente universitario, sia come consulente per importanti aziende private come IBM, Pirelli e Fiat ha voluto sottolineare perché si è sentita l’esigenza di creare questo laboratorio. Intervistato, dichiara: “Crediamo sia necessario dare soluzioni economicamente sostenibili per il riuso di beni sottratti alla mafia, beni che rappresentano un asset di grande rilevanza per la provincia di Milano, la regione e il Paese nel suo insieme. Per soluzioni economicamente sostenibili intendiamo progetti imprenditoriali che permettano il recupero e il pieno utilizzo di questi asset, tenuto conto dei vincoli. Con questi progetti il Paese e i diversi attori, anche economici, possono rendersi conto del contributo fattivo che l’Università può dare rispetto a problemi socialmente rilevanti, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e le proprie capacità, oltre che per costruire progetti dedicati al territorio che tengano conto di queste potenzialità e per replicare iniziative di questo genere in altri contesti. La finalità dell’evento è istituire un momento pubblico in cui, alla presenza dei Sindaci dei comuni interessati e di altre autorità (Regione Lombardia e Commissione antimafia), si offrano, si discutano concretamente e si realizzino i progetti di riutilizzo.”

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