di Osservatorio No Mafie (Libera Biella)

Gli incendi dolosi agli impianti di smaltimento rifiuti sono sempre più frequenti al nord. E il legame con la mafia può essere più stretto di quanto si pensi, perché la partita dei rifiuti èun business con cui da tempo la criminalità organizzata realizza i propri traffici. Ci sono alcuni dati significativi: negli ultimi tre anni si sono verificati più di 260 roghi in discariche. Di questi, 160 sono avvenuti in impianti, e metà di questi si trovavano in Lombardia, Piemonte e Liguria.

Il Biellese non è esente da episodi simili: dal 2016 è possibile rilevare una serie di reati “spia”, che potrebbero ricondurre a una “mano mafiosa”. Molti i roghi di matrice dolosa ad auto e altri mezzi: a Candelo nel 2015, a Viverone nel 2016, a Gifflenga nel 2017, alla costa Muanda e a Cossato nel 2019, a Tollegno nel 2020. C’è da chiedersi se qualcuno di questi incendi sia legato in qualche modo agli affari della criminalità organizzata. Le indagini si stanno concentrando anche sulla famiglia Raso: oggi Antonio Raso, l’anziano capostipite, è in attesa dell’ultimo grado di giudizio, dopo la condanna in appello a 13 anni e 10 mesi. I suoi figli e i collaboratori invece stanno già scontando le pene confermate dalla Cassazione.

Alle auto bruciate di cui si è detto, si  affiancano alcuni incendi sospetti di matrice dolosa avvenuti in due imprese di autodemolizione: è il caso di Vigliano nel 2016 e di Sandigliano nel 2018. Suscitano perplessità anche i roghi in una legnaia a Mottalciata, nel 2016, e in alcune cascine: è il caso di Cerrione, dove nel 2016 vengono bruciate 100 rotoballe di fieno, di Vigliano dove nel 2017 è andato a fuoco un cumulo di rifiuti e di Candelo, con altre rotoballe bruciate nel 2017.

Il caso Bergadano
Sulle testate giornalistiche locali ampio spazio viene dedicato all’incendio nello stabilimento Bergadano di Gaglianico. L’azienda opera dal 1952 nel settore del riciclo di plastica, carta e fibre tessili. Fa parte della holding Relife Group, nata dall’incontro tra il gruppo genovese Benfante e la cartiera di Bosco Marengo, che produce cartoncino da materiali riciclati. L’incendio scoppia all’alba del 13 agosto 2019. Nel rogo finiscono in fumo 250 tonnellate tra rifiuti cartacei e di plastica. Nell’immediato le Forze dell’Ordine immaginano un collegamento con il racket dell’immondizia legato alla ‘ndrangheta: pochi mesi prima, il 25 marzo, a Tortona era andato a fuoco uno stabilimento del gruppo Benfante, con la perdita di circa 50 tonnellate di carta da riciclare. Le indagini proseguono, e nel novembre dello stesso anno i Carabinieri individuano l’autore del reato, che confessa di essersi sbagliato perché avrebbe voluto colpire la sede dell’impresa accanto alla Bergadano, la Suedwolle Group. Voleva vendicarsi perché alla fine del 2017 era stato licenziato: da quel momento l’uomo non era più riuscito a trovare un altro impiego e aveva iniziato a frequentare gli ambienti della microcriminalità locale.

La discarica abusiva di Cerrione
È invece legato a interessi mafiosi il caso della discarica abusiva di Cerrione. Risale all’agosto del 2018 l’intervento dei carabinieri e dei Vigili del fuoco che porta alla scoperta di un deposito illecito di rifiuti. L’area viene posta sotto sequestro e rientra in un orizzonte più ampio, quello dell’indagine condotta tra il 2018 e il 2020 dal Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri di Milano, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. Con questa operazione viene sgominata una rete di smaltimento illecito di rifiuti che ha operato a Sale, in provincia di Alessandria, Momo, Caltignaga, Romentino e San Pietro Mosezzo, nel Novarese, e infine a Cerrione. Altre discariche sono state sequestrate a Breda di Piave, in provincia di Treviso, Oltrona San Mamette, in provincia di Como, Ossona e Pregnana nel Milanese. Le indagini sono state condotte in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Calabria e Sicilia. La rete criminale sarebbe stata costituita intorno alle società Tommasi srl di Sale ed Eco Ambiente srl di Caltignaga, coinvolgendo diversi soggetti, alcuni dei quali collegati anche indirettamente a imprese attive nel settore dei rifiuti. La rete criminale, dicono gli inquirenti, era dedita allo smaltimento illecito di ingenti quantità di rifiuti.

L’inchiesta ha portato alla luce il sistema con cui l’organizzazione criminale operava: le attività iniziavano in un impianto formalmente autorizzato dagli enti per recuperare e smaltire i rifiuti speciali. C’erano poi a disposizione alcuni capannoni dismessi, presi in affitto, privi di titoli autorizzativi per la gestione dei rifiuti. Veniva però presentata allo Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP) l’istanza con cui è possibile avviare il procedimento amministrativo e ottenere l’autorizzazione in regime semplificato al recupero di rifiuti non pericolosi: questo permetteva di aggirare i controlli, fornendo un’apparente legittimazione all’attività di stoccaggio dei rifiuti nei capannoni. In questo modo i rifiuti venivano immessi nel circuito illegale utilizzando un falso codice Eer (Elenco europeo dei rifiuti) individuandoli tra il materiale su cui era ancora possibile un recupero di materia. Il traffico illecito veniva attuato attraverso due operazioni illegali: secondo gli inquirenti, il trasferimento dei rifiuti da un camion all’altro, di proprietà dell’impresa Assanelli, autotrasportatori bergamaschi di Pagazzano finiti in carcere un anno fa, e il cosiddetto “giro bolla”, con cui il gestore dell’impianto fingeva di avere assolto agli obblighi di ricevimento e recupero del materiale. In realtà non scaricava i rifiuti dal camion e rilasciava all’autista un documento di trasporto che attestava il formale trasferimento di materiale ottenuto da operazioni fittizie di recupero o riciclaggio. I rifiuti, stoccati nei capannoni, venivano poi incendiati, garantendo un risparmio sulle procedure di trattamento. Il materiale di scarto che doveva essere teoricamente recuperato veniva ritirato incassando 150 euro alla tonnellata, a fronte di un costo di smaltimento in inceneritore che normalmente supera i 250 – 300 euro. Gli inquirenti stimano che il profitto realizzato dalla rete criminale sia di circa 2,5 milioni di euro.

Il giudice per le indagini preliminari di Torino, Giacomo Marson, ha firmato un’ordinanza di misura cautelare per 16 persone: 6 di queste sono finite in carcere, 3 ai domiciliari, 7 hanno l’obbligo di firma. Le indagini hanno portato al sequestro, in tutta Italia, di vari automezzi e di 9 capannoni industriali riconducibili ad aziende operanti nel campo del trattamento dei rifiuti, per un importo di circa 3 milioni di euro. Tra gli indagati ci sono alcuni calabresi che secondo il G.I.P. Marson sarebbero legati alla ‘ndrangheta: Antonino Napoli, nato a Polistena nel 1954, già conosciuto alle Forze dell’Ordine, residente a Reggio Emilia, e Giuseppe Pesce, trentaduenne di Rosarno, domiciliato in Brianza e amministratore della Eco Ambiente Srl. «Personaggi – scrive Marson – legati alla criminalità organizzata». Tanto che nelle intercettazioni vengono chiamati dagli imputati «‘ndranghetisti», ovvero quelli «di livello superiore». Oppure i “mandarinai”, ossia i calabresi che, avendo fiutato i lucrosi guadagni nello smaltimento dei rifiuti al nord, avevano scelto di puntare su questo business con il sostegno della ‘ndrangheta. In qualche modo però la partecipazione di personaggi legati alle famiglie di mafia non era in nome e per conto della casa madre ma a titolo personale, per approfittare della grande torta dei traffici di rifiuti che, nonostante gli interessi mafiosi sempre crescenti, poggia le sue solide radici su imprenditori del settore, rigorosamente settentrionali. Tra le 6 persone finite in carcere, oltre a Napoli e Pesce, secondo gli atti giudiziari c’è Claudio Tommasi, amministratore di fatto della Tommasi srl di Sale, “accusato di essere promotore e organizzatore del traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti stimati in circa 17.590 tonnellate”. Tommasi, secondo la Procura della Repubblica di Torino, «stabiliva le strategie operative» del traffico, dava istruzioni agli altri imputati, avviava il ritiro dei rifiuti nella Tommasi srl prima dell’autorizzazione. Oltre a lui ci sono Sergio Cova, di Varese, amministratore della Eco Ambiente srl, Lorenzo Lupo, di Novara, proprietario della Eco Ambiente srl, Giovanni Caridi, residente a Moncalieri, nel Torinese, gestore delle discariche abusive di Cerrione (in provincia di Biella), Pregnana Milanese, San Pietro Mosezzo e Romentino. Agli arresti domiciliari sono finiti Massimiliano Vezzalini, di Modena, Daniele Frustillo e Matteo Molinari, entrambi di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Infine sono sottoposti all’obbligo di firma Stefano Angi di Fenergrò, in provincia di Milano, Domenico Aquilino di Fiorano Modenese, Gerardo Della Valle di Marcallo con Casone, nel Milanese, Cesar Gustavo Avila Garcia di Sanremo, Walter Osvaldo Caracundo Guaman di Trezzano Rosa, nel Milanese.

Secondo l’accusa solo la gestione illecita dei rifiuti di Sale ha fatto ottenere a Tommasi un ingiusto profitto di circa 1,5 milioni di euro. Tommasi è coinvolto anche in un altro processo ad Alessandria, iniziato il 5 novembre 2020, insieme a Vittoria Dall’O, amministratore unico della Tommasi srl e con Pierangelo Rossi, amministratore unico della Eden, proprietaria dell’area in cui si trova uno dei due capannoni stipati di rifiuti a Sale scoperto nel 2018. Il procedimento riguarda il mancato rispetto dell’autorizzazione provinciale.

Per quanto riguarda la vicenda che ha interessato il Biellese, le indagini hanno condotto a scoprire che il capannone a Cerrione è di proprietà di due fratelli che lo avevano affittato a un prestanome milanese, ignari delle attività che vi sarebbero state svolte. Il rischio del rogo al capannone è stato sventato con le indagini che hanno individuato la discarica abusiva in seguito alle segnalazioni di alcuni vicini insospettiti dal continuo traffico di camion nelle ore notturne. Ora il Comune di Cerrione deve affrontare lo smaltimento dei rifiuti: si tratta di 3500 tonnellate di scarti, che comportano un costo molto elevato. L’amministrazione da sola non potrà farvi fronte. L’obiettivo della sindaca Anna Zerbola è di collaborare con tutti i Comuni coinvolti in questa vicenda per chiedere al Ministero dell’Ambiente le risorse necessarie.

Fonti: 
Le attenzioni della ‘ndrangheta sul traffico illecito di rifiuti scoperto dai carabinieri del Noe 
‘Ndrangheta: «Con i rifiuti faccio 90 mila euro in dieci giorni» 
Un sanremese tra i 16 arrestati e indagati per il traffico dei rifiuti
A Torino a processo i trafficanti di rifiuti di Sale (e non solo)
Sgominata banda tentacolare che gestiva discariche abusive anche tra Piemonte e Lombardia
Articolo de “La nuova Provincia”, Incendio doloso al furgone di una donna ora è caccia
aperta al piromane – 14 maggio 2015 
Articolo de “L’Eco di Biella”, S’incendia un’Audi da 130 mila euro – 12 maggio 2016
Articolo de “L’Eco di Biella”, Brucia un’autodemolizione: forse è dolo – 1 settembre 2016
Articolo de “Il Biellese”, Rogo nell’autodemolizione, si indaga per capire – 2 settembre 2016
Articolo de “L’Eco di Biella”, Doloso l’incendio di una legnaia – 3 novembre 2016
Articolo de “Il Biellese”, Fiamme per vendetta – 22 novembre 2016
Articolo de “Il Biellese”, Escavatore a fuoco – 7 marzo 2017
Articolo de “Il Biellese”, Rifiuti a fuoco – 13 giugno 2017
Articolo de “L’Eco di Biella”, È doloso l’incendio del fienile – 18 novembre 2017
Articolo de “Il Biellese, Incendio in un autodemolitore” – 14 dicembre 2018
Articolo de “L’Eco di Biella”, Incendio doloso nello sfasciacarozze – 17 dicembre 2018
Articolo de “Il Biellese”, Auto bruciata abbandonata alla Muanda – 12 aprile 2019
Articolo de “La Stampa”, Auto bruciate e spari per ottenere il pizzo da ristoranti e night –  20 marzo 2019
Articolo de “L’Eco di Biella”, In fumo 500 tonnellate di plastica “un mistero le cause dell’incendio”
– 17 dicembre 2018
Articolo de “Il Biellese”, Discarica abusiva di Cerrione. “Con gli altri sindaci ora fronte comune”
– 29 maggio 2020
Articolo de “L’Eco di Biella”, Nube di fumo su quattro comuni: parlano i sindaci – 13 agosto 2019
Articolo de “Il Biellese”, Scoppi e fiamme alla Bergadano – 13 agosto 2019
Articolo de “La Stampa”, Ancora fuoco nella ditta di recupero plastica. La procura convalida il sequestro dell’area – 18 agosto 2019
Articolo de “L’Eco di Biella”, Bruciano una Mercedes e una canna fumaria – 14 novembre 2019
Articolo de “La Stampa”, Rogo doloso alla Bergadano “L’ho appiccato per sbaglio” – 20 novembre 2019
Articolo de “Il Biellese”, Bergadano: il racket rifiuti non c’entra. Indagini chiuse – 22 novembre 2019