di Amedeo Paparoni

Risale a sabato 16 luglio la notizia dell’arresto di Rafael Caro Quintero, il narcotrafficante messicano al terzo posto nella lista degli uomini più ricercati dalla DEA, l’agenzia federale antidroga statunitense. Il signore della droga, dopo 9 anni di latitanza, è stato battuto da un segugio dei marines messicani che ha seguito le sue tracce nella boscaglia di San Simon, nello stato di Sinaloa.

Su Quintero, oggi sessantanovenne, sono stati scritti libri, composti decine di narcocorridos e girate serie tv. Si racconta che abbia abbandonato gli studi dopo la prima elementare e che all’età di tredici anni, rimasto orfano di padre, abbia dovuto farsi carico dei dieci fratelli lavorando come bracciante prima e come autista di camion poi. Dopo aver mosso i primi passi nel mondo del narcotraffico la sua carriera criminale fece il salto di qualità quando, nel 1984, escogitò un metodo per industrializzare la coltivazione della marijuana. Quintero, dopo aver guidato il cartello di Guadalajara con Miguel Ángel Félix Gallardo ed Ernesto Fonseca Carrillo, e aver condotto una vita di sfarzi e feste, fu arrestato nel 1985 con l’accusa di aver partecipato al sequestro, alla tortura e all’omicidio dell’agente della DEA Enrique “Kiki” Camarena. Nel 2013, per un cavillo burocratico, è stato rilasciato e si è dileguato prima che le autorità messicane potessero emettere un nuovo mandato di cattura. Tra il 2016 e il 2018, seppur latitante, ha rilasciato due videointerviste, rispettivamente alla rivista Proceso eall’Huffington Post, in cui, pur scusandosi con i familiari dell’agente Camarena, si professa innocente e sostiene di aver scontato il suo debito con la giustizia. Inoltre respinge le accuse di aver riconquistato un ruolo nel Cartello di Sinaloa al fianco di Ismael Zambada García, detto El Mayo, che però ammette di avere incontrato dopo il suo rilascio.

Sono legittimi i dubbi di chi ritiene che gli Stati Uniti abbiano collaborato con le autorità messicani per la cattura del narcos e non stupisce l’immediata richiesta di estradizione da parte degli statunitensi. Rimangono tuttavia aperti diversi interrogativi sul futuro del cartello di Sinaloa in quanto non è chiaro quanto pesasse ancora il ruolo di Caro Quintero all’interno dell’organizzazione. La cronaca delle prossime settimane, se non mesi, potrebbe dirci qualcosa di più: non si può infatti escludere una riorganizzazione sostanziale del cartello e un’escalation di violenza per occupare il vuoto di potere lasciato da Quintero.